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Catanzaro

Inserito nella categoria: Storia

Qui mi sento bene, anzi molto bene, perché è qui che è più bello vivere. Nella mia geografia ancora sta scritto che tra Catanzaro e il mare si trovano i Giardini delle Esperidi.

Catanzaro, è un comune italiano di 92.986 abitanti, capoluogo dell'omonima provincia e della regione Calabria. È il secondo comune della regione per popolazione ed è il centro di una vasta area urbana che conta circa 150.000 abitanti.

Storico capoluogo dell'antica provincia di Calabria Ultra per oltre 200 anni, la città di Catanzaro è sede dell'Università degli Studi "Magna Græcia", il secondo ateneo calabrese per numero di iscritti. Nei mesi estivi il litorale ionico da Catanzaro a Soverato è soggetto a importanti flussi turistici, soprattutto giovanili, per la presenza di numerose strutture ricettive.

Catanzaro è conosciuta come la "Città tra due mari", in quanto è situata nell'istmo di Catanzaro, ovvero la striscia di terra più stretta d'Italia, dove soli 30 km separano il mar Ionio dal mar Tirreno. Ciò consente di vedere contemporaneamente, dai quartieri nord della città in alcune giornate particolarmente limpide, i due mari e le isole Eolie. È detta inoltre Città dei tre colli corrispondenti ai tre colli rappresentati nello stemma civico che sono il colle di San Trifone (oggi San Rocco), il colle del Vescovato (oggi Piazza Duomo) e il colle del Castello (oggi San Giovanni).

Catanzaro era infine anticamente conosciuta, come la Città delle tre "V", riferite a tre caratteristiche distintive della città, ovvero:

  • V di San Vitaliano, santo patrono;
  • V di vento in quanto costantemente battuta da forti brezze provenienti dal Mar Ionio e dalla Sila;
  • V di velluto in quanto importante centro serico fin dai tempi dei Bizantini

("V V V" era la sigla con cui venivano identificati, sui mercati nazionali ed esteri i velluti, i damaschi ed i broccati provenienti dalla città)

Territorio

Catanzaro si affaccia sul golfo di Squillace, nel mar Ionio, dove secondo alcuni studiosi si trovava il porto del regno dei Feaci, nel quale, come racconta Omero nell'Odissea, Ulisse fu accolto e raccontò la sua storia. Il territorio comunale si estende dal mare fino a un'altezza di circa 600 metri, La casa comunale sorge a 320 m. Comprende una zona costiera sul mar Ionio che ospita 8 km di spiaggia e un porto turistico, da qui il centro abitato risale la valle della Fiumarella (anticamente detta fiume Zaro) sede di un forte sviluppo urbanistico, fino ai i tre colli: del Vescovado, di San Trifone (o di San Rocco) e di San Giovanni (o del Castello) su cui sorge il centro storico della città e che si ricollegano con la Sila verso Nord. Per la sua particolare orografia il territorio comunale è bagnato dal mare, ma soggetto a fenomeni nevosi d'inverno.

I corsi d'acqua principali sono il torrente Fiumarella (nel dialetto locale Hjiumareddha, anticamente detto Zaro), nel quale confluisce il torrente Musofalo, il torrente Corace (anticamente detto Crotalo) il maggiore in termini di portata d'acqua che delimita il confine comunale a sud e il torrente Alli che delimita il confine comunale a nord. Per loro natura i corsi d'acqua sono a carattere torrentizio ed hanno una scarsa portata nella maggior parte dell'anno, mentre si gonfiano dopo le piogge.

Clima

« Trovare un amico vero è così raro / come una giornata senza vento a Catanzaro. » (antico proverbio catanzarese)

Il clima di Catanzaro è tipicamente mediterraneo, è di tipo temperato, caratterizzato dalla presenza costante di fenomeni ventosi anche di forte intensità nei mesi primaverili ed autunnali. In base alla media trentennale di riferimento 1961-1990, la temperatura media del mese più freddo, gennaio, si attesta a +8,9 °C; quella del mese più caldo, agosto, è di +24,5 °C. Il clima, come detto, è segnato dalla presenza del vento, anche di forte intensità, soprattutto nei mesi primaverili ed autunnali. L'intensità media annuale è di circa 4 nodi con picchi che sfiorano la media di 6 nodi nei mesi di aprile e maggio caratterizzati da forti venti di scirocco e libeccio. Le precipitazioni medie annue si aggirano sui 1.000 mm e si distribuiscono mediamente in 87 giorni, con un prolungato minimo estivo e un picco tra l'autunno l'inverno.

Storia

Alcune ipotesi fanno risalire l'origine di Catanzaro a un'antica colonia greca nel luogo che in seguito divenne l'antica Scolacium, oppure ritengono che sia sorta sulle rovine dell'antica città di Trischines. Altre ipotesi più accreditate individuano la fondazione da alcuni insediamenti posti in ordine sparso nella zona dell'attuale Catanzaro Marina, Tiriolo (anticamente Teura), Santa Maria di Catanzaro, sul colle Trivonà (Trischines) e lungo la valle del Corace che formavano l'antica "Terra dei Feaci". E proprio alla foce del torrente, secondo la leggenda, Ulisse fondò l'antica Skilletion. Di recente ritrovamento nel quartiere Germaneto lungo la valle del Corace, una necropoli greca del V secolo a.C. e un antico centro romano testimoniano la presenza di antichi insediamenti lungo la valle del Corace. Dai ritrovamenti archeologici emerge che l'attuale territorio comunale era compreso nell'area abitata fin dall'età del ferro dalla popolazione dei "Vituli", così chiamati perché adoratori del simulacro del vitello, che i greci ribattezzarono "Italoi" (adoratori del vitello) e governati dal famoso re Italo (dal quale in seguito prese il nome tutta la penisola italiana), fratello di Dardano progenitore dei troiani.

Secondo la leggenda due condottieri bizantini Cattaro e Zaro condussero le popolazioni rivierasche della città magno-greca di Skilletion o Skillakion, corrispondente alla romana Scolacium (nei pressi dell'odierna Catanzaro Marina), prima sullo Zarapotamo (oggi Santa Maria di Catanzaro) poi successivamente sul Trivonà, in una un fortezza militare (secondo alcune ipotesi già esistente da qualche secolo nel luogo che attualmente è il quartiere che porta il nome di Grecìa). La scelta territoriale sarebbe stata legata alle continue incursioni saracene, che spinsero a spostare l'abitato in zone più elevate. Tale fondazione è attribuita tradizionalmente alla seconda metà del IX secolo, per decisione del generale bizantino Niceforo Foca il vecchio, dal quale avrebbe inizialmente preso il nome di "Rocca di Niceforo". Il passaggio da fortezza a centro urbano vero e proprio avvenne ad opera del generale Flagizio che avviò la costruzione di una cittadella, di un recinto fortificato e infine la sistemazione di cisterne e provviste di grani. Potenziato dall'accentramento di popolazione, prese forma urbana ed in seguito fu incastellato e assunse la denominazione di Katantzárion, con il permesso dell'Imperatore ottenuto da Flagizio. Secondo alcune ipotesi, proprio da questo periodo che vide lo sviluppo di officine per la lavorazione della seta importata dall'oriente e delle coltivazioni di gelso, deriva il nome attuale della città dal termine greco "Katartarioi", ovvero filatori di seta.

Agli inizi del X secolo la città bizantina fu occupata dai Saraceni, che vi fondarono un emirato e prese il nome arabo di Qatansar. La presenza araba è testimoniata da ritrovamenti ottocenteschi di una necropoli che restituì oggetti con iscrizioni arabe. Durante il periodo Arabo la città si ribellò più volte. Nel 929 a seguito di una nuova rivolta e del rifiuto di pagare i tributi Catanzaro venne duramente saccheggiata dal generale saraceno Al-Mahdi.

Intorno al 1000 Catanzaro si ribellò al dominio saraceno, tornando per un breve periodo nuovamente sotto controllo Bizantino. Nel 1069 fu l'ultima città calabrese, dopo mesi di resistenza a cadere sotto l'assedio dei Normanni di Roberto il Guiscardo che eressero il Castello Normanno, e la città fu feudo della famiglia Altavilla con il conte Rodolfo († 1098), figlio di Goffredo d'Altavilla. In quest'epoca conobbe una fioritura di arti e dei mestieri, e in particolare la lavorazione della seta, con scambi commerciali sia con le altre regioni d'Italia che con i paesi orientali ed europei.

Alla metà del XIII secolo l'imperatore Federico II fece di Catanzaro un diretto possesso della corona. In seguito la città fu feudo delle famiglie Ruffo, Caraffa e Soriano. Per farne un centro di dominio, i Normanni l'elessero a Contea, conferendola a Pietro Ruffo, grande marescalco di Federico II. Da questi perduta nelle sue lotte contro Manfredi, la città ritornò ai Ruffo quando Carlo I d'Angiò la donò al secondo Pietro Ruffo, nipote del precedente, suo generale nella guerra del Vespro. Per quattordici anni, ad opera del Re Ladislao, rimase nel demanio regio. Nel 1420, ritornò a Nicolò Ruffo, che la diede in dote alla figlia Enrichetta che andava sposa ad Antonio Centelles. In seguito alla ribellione di costui che fomentò le plebi rurali, Alfonso I ne fece di nuovo una città demaniale. Per cui pochi anni dopo (1460) si accese nuova guerra durante la quale Catanzaro trucidò i partigiani di Centelles. Ritornata la pace, la città ebbe concessi nuovi privilegi che favorirono enormemente l'affermarsi della sua industria della seta, per cui i suoi damaschi andavano noti in tutta Europa. Da quel tempo Catanzaro acquista sempre più l'aspetto e l'importanza di quieta città aristocratica ed artigianale. Tuttavia questa condizione le conferisce l'energia di comportarsi eroicamente, nel 1528, e di resistere all'assedio posto dai francesi, meritandosi da Carlo V il titolo di "Fedelissima" e l'autorizzazione a fregiare il proprio stemma con l'aquila imperiale. L'importanza economica, ma soprattutto militare portò, pochi anni dopo, nel 1593 la città ad essere nominata capoluogo della provincia Calabria Ulteriore, ruolo che detenne per oltre 220 anni fino al 1816, anno in cui avvenne la divisione amministrativa della provincia.

La sua importanza per tutto il territorio regionale ebbe conferma nel 1970, anno in cui venne nominata capoluogo della regione Calabria.

Gli statuti dell'arte della seta

Sulla base di questo testo, si ritiene che l'arte della seta sia stata introdotta a Catanzaro nel 1072, da una casta di Orientali che abitava la città. Secondo una tradizione catanzarese, sia il gelso che il baco sarebbero stati introdotti in Europa, proprio in quel secolo che vide la nascita della città e alcune ipotesi fanno derivare il nome stesso della città dal termine "Katartarioi" ovvero "filatori di seta". È certo che i primi centri europei dove si lavorò la seta, tra la fine del IX e i primi anni del X secolo d.C., sono italiani, per l'esattezza Catanzaro e Palermo. La spiegazione è abbastanza intuitiva: la prima era sotto il dominio dei bizantini, mentre la seconda era araba e, quindi, tutte e due strettamente legate a culture orientali allora molto forti. Agli inizi del Quattrocento, sotto il dominio Aragonese si ebbe un ulteriore periodo di sviluppo, dovuto all'antica tradizione della lavorazione e del commercio della seta. Nel 1519 Re Carlo V "riconosce" il Consolato dell'Arte della Seta, anche se gli Statuti dell'Arte della Seta, a noi pervenuti sono dell'8 maggio 1568, è certo che a Catanzaro l'Arte della seta era già florida in tempi precedenti, infatti alcuni artigiani furono chiamati in Sicilia (a Palermo nel 1432 e a Messina nel 1468) per insegnare l'arte del velluto, e in Francia (a Lione nel 1466 e Tours nel 1470) quando il re Luigi XI decise di istituire nei propri domini la manifattura della seta, dove comparve il primo telaio meccanizzato attribuito a "Giovanni il Calabrese".

Grande importanza ebbero gli Ebrei, ma quando vennero banditi da tutti i territori dominati dalla Spagna, anche la tradizione manifatturiera declinò, in quanto opera prevalentemente di questa popolazione. Ne resta traccia nel quartiere tuttora chiamato Filanda, dove anticamente erano ubicati i laboratori per la tessitura e la filatura della seta.

Città fortezza

Fin dalla sua fondazione, la città fu costruita con precisi scopi difensivi, capace di resistere a lunghi assedi. Era una città fortezza dotata, di torri, bastioni, porte civiche e racchiusa in una cinta muraria di circa 7 km. L'impianto difensivo era di tipo complesso, la città era difesa dalla sua stessa posizione, accerchiata da profondi e ripide valli ed inoltre in prossimità delle mura c'erano fossati e trincee fortificate. In realtà la struttura difensiva iniziava fin dalla costa, infatti sulle colline che fiancheggiano la valle dove oggi sorgono i quartieri Sala, Santa Maria e Lido, erano costruite un susseguirsi di torri d'avvistamento fino alla costa, una delle torri cavallare è ancora visibile sulle colline del quartiere Aranceto. Le porte di accesso erano 6:

  • Porta Marina o Granara, sicuramente la porta principale perché consentiva l'accesso dalla costa ed era utilizzata per il commercio del frumento, secondo il D'Amato qui erano posizionate 4 torri di guardia, 3 bastioni con cannoni e poco distante il Baluardo dei Palmeti;
  • Porta di San Giovanni o Castellana, posizionata nei pressi dell'attuale piazza Matteotti, adiacente a questa porta vi era un profondo fossato, chiamato fosso rivellino, attraversabile tramite un ponte levatoio;
  • Porta Prattica, consentiva l'accesso da Occidente al rione Paradiso, oggi quartiere Case Arse, di fianco a difesa della porta vi era il Bastione di San Nicola Caracitano;
  • Porta Stratò, situata nell'omonimo rione ad Oriente del centro storico, era una porta civica ad arco a sesto chiuso nascosta dalla chiesetta di Santa Maria della Portella, che svolgeva la duplice funzioni di luogo di culto e di postazione di avvistamento, in quanto in caso di pericolo veniva suonata la campana che avvertiva la popolazione della chiusura delle porte. È tuttora visibile il sentiero che sale dalla valle del Musofalo è giunge fino alla chiesetta. Il nome stesso "Stratò" deriverebbe dal toponimo greco che significa occulto, nascosto;
  • Porta del Gallinaio, era un porta civica secondaria, utilizzata per l'accesso del bestiame;
  • Porta Silana, anch'essa porta civica secondaria, utilizzata per il passaggio di bestiame, consentiva l'accesso alla città dal retrostante altopiano della Sila.

In posizione rialzata rispetto al resto dell'antica città, sul colle del Castello fu costruito il castello Normanno o D'Altavilla, oggi complesso monumentale San Giovanni, sotto il quale erano costruiti lunghi cunicoli sotterranei, i quali possono essere visitati ancora oggi.

La rivolta di Catanzaro

Il 1461 fu un anno sanguinoso per la città. Da tempo il potente Marchese Centelles, uomo avido e violento che tiranneggiò in modo spietato sulla città, appoggiato da vari nobili dell'epoca, cercava di organizzare una rivolta contro il sovrano Carlo V.
I primi mesi del 1461 furono particolarmente spietati, per timore di essere scoperto, il Marchese non esitava a far imprigionare o giustiziare chiunque destasse sospetto ai sui occhi.
La pazienza dei catanzaresi terminò l'8 maggio 1461 quando la città intera si ribellò al feudatario tiranno. Durante la notte un gruppo di cittadini tentarono un assalto al castello in cui viveva il Marchese. La notizia si sparse rapidamente in tutta la città dando vita alla sommossa che costrinse il Marchese Centelles alla fuga. Durante gli scontri scoppiò un grande incendio nel quartiere Paradiso adiacente al castello, ma le fiamme (secondo la leggenda per intercessione di San Vitaliano) furono miracolosamente deviate dal mutare del vento contenendo il numero di vittime ed evitando che il fuoco si propagasse all'interno della città.
In seguito a questo evento l'antico rione Paradiso fu ribattezzato con il nome, che tuttora possiede, di Case Arse.

Assedio alla città sotto l'imperatore Carlo V

Quando l'imperatore Carlo V divenne re di Napoli, la città dimostrò la propria fedeltà alla Corona. Nel 1528 il francese Odet de Foix de Lautrec fu incaricato dal re Francesco I di conquistarla al Regno di Francia. Perciò inviò in Calabria due contingenti, al comando rispettivamente di Simone Tebaldi, conte di Capaccio, e di Francesco di Loria da Tortorella. Ad essi si associarono diversi nobili calabresi come il Marchese di Crotone e pugliesi come il Marchese di Taranto parteggianti per la Francia che formarono un esercito di circa 35.000 uomini. Il Viceré della Provincia di Calabria Ulteriore, Don Pedro d'Alarcon de Mendoza, con 11 mila uomini forniti dai nobili rimasti fedeli alla Corona, organizzò la difesa della Calabria Ulteriore eleggendo la città di Catanzaro, considerata inespugnabile, Piazza d'Armi e comando generale delle operazioni.

La città venne invano assediata per settimane, nonostante la netta inferiorità numerica, i catanzaresi resistettero eroicamente fino al 28 agosto 1528 dopo la vittoria, l'Imperatore le concesse il diritto di utilizzare come suo simbolo l'Aquila imperiale, recante sul petto uno scudo rappresentante i tre colli della città sormontati da una corona, e reggente col becco un nastro azzurro col motto Sanguinis Effusione . Nello stesso periodo a Catanzaro fu concessa l'esenzione dai tributi regi e la facoltà di battere moneta, del valore di un carlino. Le monete provenienti da Catanzaro recavano su una faccia la scritta "OBSISSO CATHANZARIO" e sull'altra "CAROL. V S IMP".

Il Capoluogo di Calabria Ultra

Nel 1584 la città di Reggio Calabria riuscì a farsi trasferire da Catanzaro gli Uffici della Regia Udienza di Calabria Ultra. Ma nel 1594, quando per la disastrosa incursione di Bascià Cicala la città di Reggio fu terribilmente saccheggiata, compresi gli archivi e i Tribunali, gli uni e gli altri ebbero definitiva sistemazione in Catanzaro, e la loro permanenza divenne fondamentale per l'affermarsi della città quale sede centrale della vita civile della regione.

Brigata Catanzaro

Si formò a Catanzaro nel quartiere Lido, sotto il comando del colonnello Ferella Gaetano, nei primi mesi del 1915. Pochi giorni dopo la dichiarazione di guerra il reggimento era stanziato in Friuli e faceva parte della Terza Armata (Armata del Carso), agli ordini di Emanuele Filiberto di Savoia, Duca d'Aosta. Ebbe il battesimo del fuoco partecipando con la Brigata Sassari all'assalto del Trincerone di Bosco Cappuccio che riusci a conquistare con slancio ammirevole. In seguito fu impiegata come brigata d'assalto, in tutte le battaglie dell'Isonzo, fu una delle più valorose e sfruttate unità delRegio Esercito. Formata per lo più da calabresi (circa 6.000), comprendeva il 141º e 142º Reggimento fanteria. Fu protagonista dell'episodio del recupero dei cannoni italiani caduti in mano nemica, dopo un furibondo combattimento in cima al Mosciagh (Altopiano dei Sette Comuni) che si svolse nella notte tra il 27 ed il 28 di maggio. L'ardita impresa fu marcata dalla differenza di armamento che c'era tra la Brigata italiana e i corrispettivi austriaci.

La rivolta della brigata del 16 luglio 1917

La brigata Catanzaro, come tante altre, aveva avuto i suoi giorni in linea (23 e 24 maggio) e pur con perdite notevoli era stata ricondotta in trincea (Hermada) 10 giorni dopo. Ritirata nuovamente a Santa Maria la Longa, paesino della bassa friulana il 24 giugno (64% gli effettivi) si paventò subito un suo reimpiego. Il malcontento divampò tra i soldati, privati dello sperato riposo. Il parroco del paese aveva avuto sentore che qualcosa si andava tramando, dai discorsi fatti nelle osterie. Credette suo dovere mettere sull'avviso il comandante della Brigata, ma fu tranquillizzato dal fatto che quelle erano ritenute normali lamentele. Quando di lì a qualche giorno la Brigata ricevette l'ordine di tornare al fronte, la sommossa divampò. Alle 22.30 del 15 luglio, con un violento fuoco di fucileria, razzi multicolori ascesero il cielo per dare il segnale della rivolta ad altre Brigate. Viene dato l'allarme al Comando Supremo a Udine. Nel cuore della notte gruppi di artiglieria, carabinieri e squadroni di cavalleria circondano la Brigata Catanzaro.
Verso le 3.00 del mattino la rivolta è spenta. Si istruì il processo per direttissima a seguito del quale 28 militari furono condannati a morte, passati per le armi e gettati in una fossa comune. Qualche ora dopo, sotto buona scorta la Catanzaro fu rispedita nella bolgia. Lungo la strada altri dieci vennero condannati e fucilati per insubordinazione di fronte al nemico. Facevano parte di quei 114 uccisi con esecuzione sommaria.

Così Gabriele D'Annunzio commentò l'accaduto:

« Di spalle al muro grigio furono messi i fanti condannati alla fucilazione, tratti a sorte dal mucchio dei sediziosi……Siete contadini. Vi conosco alle mani. Vi conosco al modo di tenere i piedi in terra. Non voglio sapere se siete innocenti, se siete colpevoli. So che foste prodi, che foste costanti. La legione tebana, la sacra legione tebana, fu decimata due volte. Espiate voi la colpa? O espiate la patria contaminata?……Il Dio d'Italia vi riarma e vi guarda. »

I moti di Reggio e il ruolo di capoluogo della Calabria

La tragica vicenda della rivolta di Reggio Calabria per la scelta del capoluogo della regione venne vissuta in maniera meno drammatica a Catanzaro. Dopo le elezioni regionali del 1970, era previsto che la prima riunione del nuovo consiglio regionale si tenesse nelle città sede di Corte d'Appello, quindi, per laCalabria, a Catanzaro. Ma rimaneva e rimase impregiudicato per mesi quale sarebbe stata la scelta della città capoluogo, che spettava comunque al consiglio regionale. Alle manifestazioni reggine c'era il timore che si reagisse con manifestazioni catanzaresi e qualche avvisaglia la si ebbe con l'attentato che, durante una manifestazione antifascista, costò la vita all'operaio Malacaria. La città e la sua classe dirigente dimostrarono nell'occasione maturità civile e democratica. La scelta di suddividere tra Catanzaro e Reggio le nuove istituzioni regionali, concentrando nella prima, nominata capoluogo della Calabria, la giunta e gli assessorati, e nella seconda il consiglio regionale, fu accettata dai catanzaresi come politicamente equa.

Architetture religiose

  • Il Duomo: sorge nel sito della prima cattedrale, eretta nel 1121 in epoca normanna e dedicata a Santa Maria Assunta e agli Apostoli Pietro e Paolo. La chiesa venne fortemente rimaneggiata nel 1511 con una facciata rinascimentale, che crollò a causa del terremoto del 1638. Danneggiata dai bombardamenti nell'agosto del 1943 venne completamente stravolta nel dopoguerra. I bombardamenti provocarono solo il crollo del transetto sinistro e il danneggiamento del campanile. Il resto della sua distruzione fu ad opera di un'anacronistica ristrutturazione.
  • Santissimo Rosario: sorto alle spalle della cattedrale, presenta una facciata rinascimentale e interno a navata unica, coperta da volta a botte lunettata, con transetto e quattro cappelle per lato; all'incrocio tra navata e transetto si eleva una cupola priva di tamburo. La costruzione risale al XV o XVI secolo, con numerosi rifacimenti, dovuti ai danni dei terremoti del 1638, del 1783 e del 1832, dopo il quale era rimasta chiusa fino al 1891. È annessa la Congrega del XVII secolo con intagli lignei e stucchi.
  • San Rocco, settecentesca, presenta navata unica e cappelle laterali e conserva stucchi decorativi e affreschi moderni.
  • La basilica dell'Immacolata: dedicata alla patrona della città, era sorta inizialmente come chiesa dedicata alla Trinità nel 1254. Rimaneggiata tra il 1750 e il 1763 con l'aggiunta delle navate laterali e la cupola. Tra il 1783 e il 1833 svolse le funzioni di cattedrale, essendo stato il Duomo" danneggiato dal terremoto. La facciata venne ricostruita nel 1913 e venne rimaneggiato anche il campanile. Ha tre navate con cappelle gentilizie e transetto.
  • Sant'Omobono: risale probabilmente all'XI-XII secolo.
  • Santa Maria del Carmine: situata nel rione Grecîa fu edificata nel XVII secolo e rimaneggiata nel secolo seguente, presenta una facciata modificata nel XX secolo e l'interno a navata unica con cappelle laterali. La chiesa era annessa all'omonimo convento carmelitano ed all'oratorio del secolo XVII.
  • Santa Teresa, o dell'Osservanza: con l'annesso convento, secondo la tradizione sarebbe sorta in luogo di una precedente cappella, dedicata alla Madonna della Ginestra. All'interno vi si aprono la cinquecentesca cappella del Santo Sepolcro, che ospitava reliquie della Terra Santa, e la cappella del Santissimo Crocefisso. Conserva la statua della Madonna delle Grazie, opera di Antonello Gagini.
  • San Giovanni: sorse sull'elevazione maggiore della città, in corrispondenza dei resti dell'antico castello tra il XV e il XVI secolo e venne rimaneggiata nel Seicento; in seguito venne aggiunta la scalinata ottocentesca. All'interno presenta navata unica, cappelle laterali comunicanti e transetto.
  • Chiesa del Monte dei Morti e della Misericordia: seicentesca, presenta un ricco portale barocco al centro della facciata e interno a croce greca, con incrocio coperto da una cupola priva di tamburo, e cappelle laterali.
  • Chiesa Santa Maria di Portosalvo: costruita agli inizi dell'ottocento è dedicata alla patrona dei pescatori e delle vittime del mare, L'interno è a croce greca con un'unica navata.

Architetture civili

  • Fontana monumentale Il Cavatore: ideata e costruita da Giuseppe Rito, scultore alla cui opera si fanno risalire le origini del contemporaneo in Calabria.
  • Monumento ai Caduti della Grande Guerra 1915-1918: Situato in Piazza G. Matteotti, è un poderoso gruppo scultoreo in bronzo di connotazione classica. Opera di Michele Guerrisi (1893-1963). Inaugurato nel 1933 e parzialmente danneggiato dai bombardamenti del 1943.
  • L'Ancora: imponente monumento ai caduti del mare situato sul lungomare. È composto da una struttura in cemento di 10 m su cui è "poggiata" una grande "ancora" di bronzo alta circa 6 m progettata dal Cav. Francesco Combariati signor Felice e dall'architetto Andrea Alfieri detto "il mumù".

Il ponte di Catanzaro

Il nome vero è Ponte Bisantis, è considerato uno dei simboli della città. Si tratta di un viadotto stradale ad unica carreggiata, costruito su una sola arcata in cemento armato, che collega il centro storico di Catanzaro con il rione De Filippis situato dall'altro lato della valle sulla Fiumarella. Fu costruito su progetto dell'ingegnere Riccardo Morandi e per questo è anche conosciuto come Viadotto Morandi. Il ponte è il terzo al mondo tra quelli ad una sola arcata.
Misure:
ampiezza d'arco (luce) 231 m;
altezza da fondo valle 110 m;
lunghezza sede stradale 468,45 m;
larghezza della struttura scatolare dell'arco: in chiave 10,50 m e alla base 25 m.

Altro

  • Parco della "Biodiversità mediterranea": è un vasto parco comprendente aree a prato, un giardino botanico all'italiana (comprendente 20.000 piante da siepi, 2.000 piante d'alto fusto e 200 specie) e due laghetti. Sono presenti anche numerose specie di uccelli, mammiferi mediterranei. Al suo interno sono presenti: percorso Jogging e ciclabile di 4,5 km; area pattinaggio di 2.561,28 m²; parco giochi di 3.500 m²; laghetto delle piante acquatiche; laghetto dei Cigni; labirinto Verde; teatro da 700 posti; area bar; servizi igienici; parcheggio di 1.665 m².
  • Pineta e giardino botanico Li Comuni, ubicato nel quartiere Siano, importante centro per il turismo integrato mare-monti. Si estende su una superficie di 700 ettari e al suo interno si sviluppano tracciati vari per circa 30 km. È diviso in tre grandi aree: la prima è interamente salvaguardata a fruibilità ridotta e specializzata (escursioni, itinerari guidati,ecc.); la seconda, a larga fruibilità; la terza in cui si concentrano i parcheggi, gli spazi per la didattica, l'orto botanico, i laghetti e il teatro.
  • La pineta di Giovino, situato nel quartiere Lido, è una vasta pineta parallela alla spiaggia attualmente sono in fase di realizzazione spazi per la didattica, aree campeggio e il prolungamento del lungomare.
  • Giardini di San Leonardo - Piazza Montegrappa 700 m²
  • Giardini "Nicholas Green" - Corso Mazzini 700 m²
  • Villa Pangea - Via De Gasperi/Stretto Cappuccini 750 m²
  • Villa Genziana - viale Tommaso Campanella, quartiere Mater Domini, 2.700 m²
  • Villa "Florestano Pepe" - Via Vittorio Pugliese 2.000 m²
  • Area verde Porta di Mare “Pino Longo” - via D. Marincola Pistoia 3.000 m²
  • Area verde Fortuna – loc. Fortuna di fronte area polifunzionale Magna Grecia
  • Area verde - Viale De Filippis di fronte Regione Calabria 800 m²
  • Area verde - viale dei Normanni, Piano Casa 540 m²
  • Area verde CZ Sala – viale Degli Angioini di fianco Chiesa 200 m²
  • Area verde – quartiere S. Maria 460 m²
  • Area verde - quartiere Gagliano 150 m²
  • Area verde del Lungomare – una lunga striscia di verde di 3.800 m² attraversata da una pista ciclabile
  • Villa Margherita Piazza Trieste – Viale dei Normanni 10.900 m².
  • A Gutta: situata sul lungomare è una boa circolare (6 m di diametro), usata per l'attracco dei pescherecci, che si disperse dopo una grande mareggiata negli anni settanta. Il ritrovamento è avvenuto nel 1994; è stata ristrutturata e ora arricchisce uno spazio a verde adiacente il lungomare.
  • Monumento al generale Stocco: la statua in marmo del 1898 dello scultore Francesco Scerbo sita in piazza Osservanza creata in onore del generale garibaldino Francesco Stocco
  • Statua dell'Assunta: la statua è installata su un alto piedistallo situato nella cima del campanile dell'omonima basilica è, anch'essa, un'opera del noto scultore calabrese Giuseppe Rito.
  • Statua ai caduti della grande guerra: situata in piazza Anita Garibaldi riporta i nomi dei caduti catanzaresi della Grande Guerra. È alta circa 6 m è raffigura un angelo in marmo con il volto in bronzo di un soldato.

Lingue e dialetti

Il dialetto catanzarese è di tipo siciliano, distinguendosi sia da quello cosentino (di tipo napoletano), sia dal dialetto reggino, anch'esso di tipo siciliano ma con maggiore influenza greca.
Proprio per la sua posizione centrale, l'istmo di Catanzaro, fa da linea di demarcazione tra queste due aree presentando una forma linguistica con caratteristiche autonome e nello stesso tempo influenzata da entrambe. Per quanto riguarda la pronuncia l'eredità lasciata dal greco è evidente nella pronuncia aspirata della lettera f accompagnata dalle vocali che trasformano ad esempio fi in hi e quindi fiato in hiatu, mentre dal latino la pronuncia marcata delle lettere t,d e p (molto simile al sardo) e la presenza della lettera u in chiusura di parola in sostituzione dellao esempio torno si trasforma in tornu. Molto utilizzata tra la popolazione cittadina l'espressione dialettale Jamma Ja a scopo esortativo, equivalente alle espressioni imperative avanti! - andiamo!, derivata dal termine greco Yagma Ya utilizzato per comandare le cariche in battaglia.

Istituzioni, enti e associazioni

Tra le istituzioni di cui Catanzaro è sede vi sono:

  • Giunta Regionale della Calabria, in quanto città capoluogo di Regione, che ha sede a Palazzo Alemanni;
  • Tutti gli assessorati regionali, tutte le istituzioni di valenza regionale
  • È inoltre sede consolare per Calabria e Basilicata del Marocco e della Russia e per la sola Calabria della Spagna.
  • Polizia Scientifica di Catanzaro;
  • Carcere minorile di Catanzaro;
  • Centro operativo Direzione investigativa antimafia (DIA) di Catanzaro;
  • Sede regionale della Protezione Civile;
  • Sede regionale dell'Inps;
  • Sede regionale dell'Inail;
  • Sede regionale dell'Ufficio Scolastico Regionale;
  • Comando regionale della Guardia di Finanza;
  • Direzione regionale dell'Agenzia delle entrate;
  • Arcidiocesi di Catanzaro-Squillace
  • Pontificio Seminario Teologico Regionale 'S. Pio X', fondato nel 1909.
  • Seminario Arcivescovile Liceale di Catanzaro, fondato nel 1567.
  • Corte d'appello di Catanzaro. È la principale della regione ed è la più antica e prestigiosa. Fu inaugurata nel 1809 con decreto 29 maggio 1809 n. 381 da parte del re Gioacchino Murat. Nel 1817, dopo la restaurazione Borbonica assunse la denominazione di Gran Corte Civile per volere di reFerdinando I. L'antica e definitiva denominazione fu ripristinata dopo l'unità d'Italia con decreto del 17 febbraio 1861 da parte di Eugenio Emanuele di Savoia-Villafranca. Precedentemente già dal 1606 esisteva a Catanzaro la Regia Udienza con sentenza del consiglio Collaterale che vi stabilì definitivamente la sua sede il 6 aprile 1606 proclamando che "la Regia Udienza non dovevasi più muovere da Cathanzario e che in perpetuum vi Rimanesse");
  • Tribunale di Catanzaro;
  • Azienda Ospedaliera "Pugliese-Ciaccio";
  • Banca d'Italia
  • Policlinico Universitario Mater Domini;
  • Casa di cura Villa del Sole;
  • Sant'Anna Hospital;
  • Igea Centro Medico Diagnostico - Villa Serena.

Cultura

Istruzione

Biblioteche

  • Biblioteca comunale "Filippo De Nobili", è la più importante biblioteca cittadina e possiede attualmente circa 120.000 opere tra volumi ed opuscoli;
  • Biblioteca provinciale "Bruno Chimirri", ha una dotazione di oltre 20.000 volumi.
  • Archivio di Stato, costituito da oltre 50.000 documenti, fra cui ben 1359 pergamene (1307-1859). I documenti cartacei datano dal secolo XVI. Sono da segnalare, in particolare, i seguenti fondi: l'Archivio delle Ferriere di Mongiana, la Cassa sacra e la Regia udienza, gli atti notarili antichi, documenti sul brigantaggio e sui moti patriottici.
  • Biblioteca della Camera di Commercio
  • Biblioteca dell'Università "Magna Græcia"
  • Biblioteca Arcivescovile "Antonio Lombardi"
  • Biblioteca "San Pio X" del Pontificio Seminario Regionale "S. Pio X"
  • Biblioteca del Comando Militare Regionale "Calabria"

Università e accademie

  • Università degli Studi "Magna Græcia" È la seconda università calabrese per numero di iscritti (è imperniata sulle facoltà principali di medicina, farmacia e giurisprudenza) ed è un centro oncologico d'eccellenza.
  • Accademia di Belle Arti di Catanzaro Istituita con D.P.R. n° 1162 del 30.10.1972, ha una bacino d'utenza che comprende le provincie di Vibo Valentia, Crotone e Cosenza. L'istituto è composto da 11 dipartimenti.
  • Policlinico Universitario "Mater Domini" Istituito all'interno dell'università conta 400 posti circa ed è dotato di avanzate tecnologie per la lotta ai tumori. È inoltre un centro oncologico d'eccellenza
  • Pontificio Seminario Regionale "S. Pio X" Fondato nel 1912 è un istituto aggregato alla Pontificia Facoltà Teologica dell'Italia Meridionale è tra i 15 seminari regionali esistenti in tutta Italia per la formazione di nuovi sacerdoti.
  • Conservatorio musicale Corsi di formazione musicale di base promossi dal conservatorio musicale F. Torrefranca di Vibo Valentia
  • Accademia D'Arte Teatrale "Officina Teatrale" Con l'istituto Silvio D'amico di Roma e la scuola civica parificata Paolo Grassi di Milano è il terzo polo artistico nazionale. I corsi sono di durata triennale, alla fine dei quali dopo aver superato un esame, viene rilasciato il diploma di attore professionista riconosciuto in tutta Italia e nei paesi dell'Unione Europea
  • Istituto di ricerca regionale educativa Istituto per la ricerca, la formazione e l'innovazione educativa. Opera in collaborazione con il MIUR e l'Unione Europea
  • Università telematica Calabria Uni.Tel.Cal. L'offerta formativa comprende tre corsi di laurea in Giurisprudenza, Economia e Scienze Politiche oltre a diversi corsi di perfezionamento e master.

Musei

  • Museo Storico Militare Situato nel Parco della Biodiversità Mediterranea, presenta una vastissima collezione di armi, equipaggiamenti militari e mappe d'epoca dal 1600 fino alla seconda guerra mondiale. Tra le caratteristiche del museo è la riproduzione delle trincee, con effetti sonori che riproducono le ambientazioni della Grande Guerra.
  • Museo d'arte moderna e contemporanea di Catanzaro "MARCA". Polo museale multifunzionale sviluppato su tre piani.
  • Museo provinciale "Villa Margherita" Contiene collezioni di monete, vari reperti ed una raccolta di materiale preistorico.
  • La casa della memoria Voluta dall'artista catanzarese Mimmo Rotella, inventore del decollage, si pone come obiettivo la divulgazione e la promozione dell'arte contemporanea.
  • Museo delle carrozze. Un ampio edificio stile medioevale ospita la collezione di preziose carrozze del barone De Paola utilizzate per le riprese di numerosi film italiani e stranieri tra cui Via col vento, annesso all'edificio si trova un altro museo sulla civiltà contadina.
  • Museo risorgimentale. Contiene vari cimeli, biffettiere, armi dell'epoca garibaldina e delle guerre d'Africa e di Spagna, carte cospirative, i diari di guerra e i documenti mazziniani. Sito nei locali concessi dal Comando Militare Esercito "Calabria".
  • 'Museo della seta Presenta collezioni di attrezzature e documentazioni della lavorazione e della commercializzazione della seta.
  • Gipsoteca Jerace Raccoglie le opere in gesso e marmo del famoso scultore Francesco Jerace.
  • Museo diocesano Presso l'Arcivescovado, con opere provenienti dal Duomo e da altre chiese.

Media

Radio

  • Radio Catanzaro Centro
  • Radio Catanzaro Classic
  • Radio Amica
  • RTC radio catanzaro
  • Radio Amore

Stampa

Le testate giornalistiche con sede a Catanzaro sono:

  • Il Giornale di Calabria fondato nel 1962
  • Il Domani della Calabria fondato nel 1997
  • Catanzaroinforma.it fondato nel 2004
  • Il Corriere dei due Mari fondato nel 2007
  • Kalabrians fondato nel 2009

Altre testate regionali con sedi distaccate a Catanzaro sono:

  • Il Quotidiano della Calabria
  • Calabria Ora
  • Gazzetta del Sud

Televisione

Catanzaro è sede delle due più importanti emittenti televisive regionali terrestri e di una satellitare:

  • Telespazio TV, fondata nel 1976 da Tony Boemi, è la principale emittente televisiva calabrese con una copertura del 95% che comprende anche parte delle Basilicata e della Sicilia.
  • Telespazio Studio 3
  • RTC Telecalabria
  • Calabria Channel, emittente satellitare, sul canale 875 di Sky con copertura internazionale che comprende tutti gli Stati europei e i Paesi extra europei che si affacciano sul Mediterraneo.

Teatro

La tradizione teatrale della città risale al tardo Seicento quando in occasione della nascita dell'erede al trono spagnolo, ci furono quasi due mesi di rappresentazioni che animarono piazza San Giovanni. Le attività teatrali si continuarono a svolgere nelle piazze cittadine e in un piccolo teatro in piazza Duomo, distrutto dal terremoto del 1783.
In seguito venne costruito lo storico Teatro Comunale, progettato dall'architetto Vincenzo De Grazia nel 1818 e terminato nel 1830. Il teatro rappresentava opere di Pergolesi, Rossini, Goldoni, Giacosa e D'Annunzio, Scribe, Sardou, Mirabeau, Dumas, Ibsen, Tolstoj, Shakespeare, Dostoevskij. Ne calcarono il palcoscenico i più noti artisti del tempo, da Ermete Novelli a Ermete Zacconi, da Giovanni Emmanuel a Gustavo Salvini.

In seguito alla crisi economica e sociale che investì la città dopo la prima guerra mondiale, il teatro declinò e venne infine demolito nel 1938, mentre l'attività teatrale continuò in modo diseguale con il teatro Masciari, fino alla costruzione del teatro Politeama nel 2002.

Attualmente è sede dell'Accademia D'Arte Teatrale "Officina teatrale". Il terzo polo artistico italiano con Milano e Roma. Teatro Politeama 
Il teatro Politeama, situato nel centro storico, è stato inaugurato nel 2002, su progetto di Paolo Portoghesi. Occupa lo spazio dove si trovava l'omonimo cinema e teatro costruito negli anni trenta e un vicino mercato coperto della stessa epoca. Il palcoscenico è uno dei più avanzati in Italia dal punto di vista tecnologico ed è il "cuore" del teatro: largo 22,30 m e profondo 20 m, ha un'altezza di 30 m. La sala centrale a forma di ferro di cavallo, intorno a cui si articola l'edificio, riprende la tradizione del teatro classico all'italiana. Lo spazio disponibile è di 53.000 m3 e di 5.700 m2.

Tradizioni e folclore

Il culto di San Vitaliano da Capua venne introdotto, con la traslazione delle reliquie del santo, giunte dal santuario di Montevergine e da Benevento, in un'apposita cappella della cattedrale voluta dal conte Pietro Ruffo nel 1311. Dopo la rovina della cappella le reliquie furono trasferite ufficialmente dal vescovo Nicolò Orazio nel 1583. Secondo la tradizione dal suo sepolcro sarebbe trasudato un liquido miracoloso detto "manna".
Il santo è ricordato il 16 luglio, in ricordo probabilmente della prima traslazione delle reliquie, ma viene celebrato a Catanzaro anche in occasione della domenica in albis. Nel 1922 fu celebrato solennemente il settimo centenario dell'arrivo delle reliquie.

Cucina

La gastronomia di Catanzaro, che affonda le sue radici nella tradizione tipicamente mediterranea, è caratterizzata da una forte presenza di sapori forti e aromatici. Frequente l'uso del peperoncino piccante, presente in quasi tutti i piatti tradizionali, spesso associato ad altre spezie aromatiche come l'origano, il basilico e l'alloro.
Il piatto forte della gastronomica locale è il morzeddhu, di solito servito caldo nella pitta, pane casereccio piuttosto schiacciato e dalla forma circolare, tagliato a libretto. L'ingrediente base è costituito dalle interiora di vitello (diuneddhi), con conserva di peperoni piccanti, sale, origano, alloro, e vino rosso. Simile al morzeddu è il suffrittu, che i catanzaresi amano mangiare a cena la vigilia di Capodanno. E' un piatto a base di carne magra di maiale che viene soffritta nella tiana pentola di terracotta e insaporita con alloro, origano, vino bianco e concentrato di pomodoro. Anche il soffrittu si serve nella pitta.

Altro piatto tipico locale sono i vermituri ossia le lumache di terra bollite al sugo con l'aggiunta di peperoncino. Il piatto ha radici molto antiche, vengono raccolte durante le prime piogge nel mese di Ottobre e la preparazione è rimasta intatta nel tempo. L'usanza prevede che siano lavate bene per eliminare la terra, poi lasciate riposare in un recipiente forato munito di coperchio per 24 ore. Dopo vengono risciacquate e fatte bollire per più di mezz'ora in una padella con olio, pomodori, aglio, sale, origano e peperoncino piccante.
Vari i primi piatti: "pasta e ceci con finocchi selvatici", "pasta dei mietitori", con un sugo a base di cipolle, zucchine e patate), la pasta di casa che ha una preparazione tutta particolare e che è condita con un ragù particolare caratterizzato da'Nduja, carne macinata, carote, patate bollite, peperoni, olio extravergine d'oliva, aglio, cipolla, sale e infine parmigiano o pecorino; e la "pasta con le alici", preparata con alici sotto sale, mollica di pane e peperoncino piccante. Molto utilizzata lacarne di maiale e di manzo.

Altra specialità locale del periodo estivo è la granita di mandorle (detta anche orzata) con la brioche. La tradizione vuole che venga consumata al mattino, inzuppando la brioche calda appena sfornata, nella granita di mandorle servita in una coppa di vetro.

Tra i dolci i monaceddi (uova sode farcite di cacao e fritte), la pitta 'nchiusa,le "nipitelle" , mezzelune di pasta frolla farcite con uva passa, noci e miele, tipiche delle feste natalizie, le cuzzupe, ciambelle decorate con uova, tipiche di Pasqua.

Tra i drink da aperitivo si segnala il cocktail piccante di origine catanzarese chiamato Momò. Molto bevuto soprattutto nei mesi estivi, è composto da Bitter Campari, Vecchio Amaro del Capo, Seltz con l'aggiunta di spiedino di frutta è un peperoncino locale interamente immerso nel drink che rende la bevanda leggermente piccante.

Infrastrutture e trasporti

Strade

Catanzaro non è direttamente servita dalla rete autostradale. L'autostrada più vicina (la A3) corre lungo la costa tirrenica nei pressi di Lamezia Terme, ed è raggiungibile percorrendo la strada statale 280, che ha funzione di raccordo autostradale con caratteristiche di superstrada. La realizzazione di questo collegamento ha comportato la realizzazione di imponenti opere d'arte, necessarie a causa della morfologia della città. Fra di esse spicca il noto Ponte Bisantis, che attraversa la valle della Fiumarella, costruito nel 1962 su progetto dell'ing. Riccardo Morandi. Un'altra importante arteria che serve Catanzaro è la SS 106 Jonica, che attraversa il quartiere costiero di Lido. 

In passato, fino alla realizzazione delle nuove strade a scorrimento veloce, Catanzaro era raggiungibile percorrendo le tortuose strade statali dell'entroterra, la 19 (per Cosenza e Battipaglia) e la 109 (per Petilia Policastro). Sono in fase di realizzazione le varianti alle strade statali 106 e 280, che permetteranno di connettere le due importanti arterie e di servire il nuovo quartiere direzionale di Germaneto.

Ferrovie

Catanzaro costituisce un nodo ferroviario di importanza regionale.
La città è servita dalla ferrovia Jonica e dalla trasversale Catanzaro - Lamezia che la collega alla ferrovia Tirrenica. Vi è anche una linea a scartamento ridotto, gestita dalle Ferrovie della Calabria, diretta a Cosenza. La stazione principale della città, posta nel punto di incontro delle tre linee, è quella di Catanzaro Lido, posta nell'omonimo quartiere. Importante anche la stazione di Catanzaro Germaneto, situata nell'omonima zona di espansione nella valle del Corace, alcuni kilometri ad ovest della città.
Il centro cittadino è invece servito dalla linea per Cosenza delle Ferrovie della Calabria, particolarmente dalle stazioni Catanzaro Sala e Catanzaro Città. La tratta urbana di questa linea, comprendente ben 11 stazioni, costituisce un'importante infrastruttura per la mobilità cittadina; il servizio ferroviario (definito impropriamente "metropolitana"[28]) è integrato con la rete di autobus urbani.

Porti

Superficie totale = 76.000 m2
Superficie avamportuale = 9.800 m2
Superficie bacino interno = 67.000 m2
Superficie a terra = 48.000 m2

Si tratta di un porto turistico costituito da un molo foraneo e da un molo di sotto flutto leggermente distrutti dal mare. Ad uso soprattutto per i pescatori locali come porto rifugio, attualmente sono in fase di completamento i lavori di ristrutturazione con la creazione di una darsena di 280 ml di banchine d'accosto riservata soprattutto per i pescherecci con pontili d'attracco composti da elementi gallegianti della larghezza di 2,50 m e lunghezza 8,60 m e il potenziamento dei due moli principali che porterà la capacità a circa 400 ormeggi.

Aeroporti

La città è servita da due aeroporti. Il principale è lo scalo internazionale di Lamezia Terme, posto a circa 30 km di distanza e raggiungibile tramite la statale "dei Due Mari"; l'altro è l'aeroporto di Sant'Anna situato nel comune di Isola di Capo Rizzuto, distante circa 50 km e raggiungibile tramite la statale Jonica.

Mobilità urbana

Il sistema dei bus urbani, con fermata anche nei comuni di Gimigliano, San Floro, Caraffa di Catanzaro, Roccelletta di Borgia e Pentone comprende 49 linee ed è gestito dalla società AMC (Azienda per la mobilità di Catanzaro).
Impianti a fune

La funicolare di Catanzaro è il mezzo di trasporto più funzionale per chi deve raggiungere il centro provenendo dai quartieri a sud della città. Le stazioni sono tre: "Sala", "Piano Casa" e "Piazza Roma". Il tempo di percorrenza è di circa 5 minuti. Il servizio è gestito dalle Ferrovie della Calabria. Principali caratteristiche dell'impianto:

  • Dislivello: 158,23 m;
  • Lunghezza della linea: 678,37 m;
  • Pendenza media: 28,14 %;
  • Capacità di ogni vettura: 70 persone;
  • Tempo minimo di corsa: 130 secondi;
  • Potenzialità massima per senso di marcia: 1575 persone ogni ora;
  • Velocità massima di esercizio: 7 m al secondo.

La funicolare è stata attivata nel 1998 ricostruendo parte della tratta a funicolare della cosiddetta "tranvia automotofunicolare", funzionante dal 1910 al 1954.

 Fonte wikipedia.it

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